Stray, la recensione: gatti, robot e cyberpunk

recensione di stray
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Stray è un’avventura grafica con protagonista il gatto di Annapurna Interactive, in un universo post-apocalittico con ambientazione cyber-punk. Se non basta questo a descrivere il gioco, tranquilli, c’è molto altro più avanti. Ecco una recensione lucida dopo averlo giocato interamente. Andremo per punti, siete pronti? Via!

Trama e Grafica

Vestiamo i panni di un gatto randagio che comincia un’avventura in una strana città popolata di soli robot. Ad accompagnarlo nella missione il robottino B-12 che tradurrà per lui un mondo sconosciuto. Clicca qui per leggere la trama completa di cui avevamo parlato prima ancora del lancio.
La grafica è cross-generation, in quanto il gioco è uscito per PC, Playstation 4 e Playstation 5. Il livello di dettaglio è impressionante, così come ho trovato l’assenza pressoché totale di bug grafici o in game, rallentamenti o imprecisioni. La scelta registica del gioco, colori, atmosfere sono più unici che rari. Il lavoro svolto dagli sviluppatori francesi di BlueTwelve Studio è davvero fuori dai canoni, basti pensare alla grande precisione messa nella realizzazione dei robot antropomorfi che popolano il mondo di Stray.


Il gameplay di Stray

Il gameplay è semplice ed efficace, si tratta palesemente di una avventura grafica pura e cruda. La trama è lineare e si ha la possibilità di prendere poche decisioni se non le scelte “obbligate” o la risoluzione degli enigmi. Tutto ciò è magistralmente avvolto in un contesto action e open-world.
Mi spiego meglio: il gioco è così ben disegnato, scritto e pensato, che la voglia di esplorare la trama e il mondo di gioco costruiti in maniera impeccabile, ce ne fanno dimenticare. Ma lo vedremo più avanti.

Achievement e mission: un’esperienza immersiva

Siamo un gatto, e gli autori hanno cercato di rendere l’esperienza totalmente immersiva fin dalle prime parti del gioco, spingendoci a pensare davvero come un felino. Addirittura, su PS5 il controller riproduce perfettamente le fusa e altre vibrazioni per aiutarci a immedesimarci. Possiamo correre o camminare, eseguire azioni come graffiare o bere, ma tutto questo è “scriptato”. Avviene, infatti, solo se troviamo un pallino e avvicinandoci ad un oggetto appare la lettera “Q” (per chi come noi l’ha provato su pc). Il salto “libero” non è possibile se non compare la scritta “spazio” così come non possiamo buttarci di sotto. Si può “morire” (il che porta a ricominciare la sessione di gioco dall’ultimo check point), ma solo in determinate sezioni per così dire “action”. Sono presenti momenti di Stealth, puzzle da risolvere, scritte da decifrare e password da trovare. Il livello di difficoltà non è altissimo, pertanto il gioco è piacevole e adatto a tutti.

Gatti e Robot verso l’Oltre: la storia di Stray

La storia non è originale dal punto divista narrativo, tanti giochi hanno affrontato universi post-apocalittici, cyberpunk a tema robotico, nonché tanti film, il più famoso Wall-E, col quale il paragone è d’obbligo. Quello che la rende originale è il suo protagonista, la narrativa cinematografica, il gameplay semplice, già citato, che accompagna la narrazione. Il personaggio muto (senza troppi spoiler, ma le immagini in giro le avete viste), che riesce a parlare e tradurre il mondo tramite il piccolo drone che lo accompagna nella missione.

Longevità

La campagna dura circa 5 ore, possiamo salire intorno alle 8 se ce la prendiamo comoda e se vogliamo completare tutti i trofei e tutte le side quest. Rigiocabilità è vicino allo zero, a meno che non si rivoglia rivivere tutta la storia perché la si è apprezzata particolarmente. Io, ad esempio, ho rigiocato varie parti anche solo per immergermi di nuovo nelle azzeccatissime colonne sonore ambient che accompagnano le varie fasi di game.


Conclusioni

Stray è un gioco unico nel suo genere, per quanto esistano altri giochi in cui si comanda un gatto, il realismo e la precisione con cui il tutto è stato realizzato rendono questo titolo una perla più unica che rara. La scelta di ambientarlo in un universo Cyber-punk post-apocalittico ricorda film come Matrix, Nirvana o Love, Death & Robot. Alcune dinamiche, ambientazioni e nemici ricordano mostri sacri dei videogiochi con universi distopici e cyberpunk come, ad esempio, Half Life, ma qui siamo di fronte a qualcosa di veramente unico: la combo gatti-cyberpunk-robot-apocalisse la trovate solo qui, giocando a Stray. La linearità che potrebbe sembrare un difetto, l’eccessiva semplicità e lo script che hanno il 90% dei movimenti del personaggio servono a far vivere l’avventura grafica nel migliore dei modi, come hanno fatto in passato giochi come Grim Fandango e Monkey Island (che sta per tornare).

Che voto dare a Stray?

Quando inizialmente si impugna il controller o si pongono le dita sulla tastiera, può sembrare un po’ strano mettersi nei panni di una creatura non antropomorfa come un gatto. Poi si iniziano a sentire le prime difficoltà di non poter utilizzare gli stessi gesti e le stesse facoltà umane a cui siamo abituati, ma si cominciano anche a scoprire le potenzialità di un gatto, come l’equilibrio, il poter passare attraverso le fessure e altre chicche che non vi anticipo. Il percorso è volto alla risoluzione del dilemma per portare a termine la missione, ma ne uscirete davvero cambiati: avrete imparato a pensare come un gatto.

Pregi:

  • Trama coinvolgente
  • Direzione artistica impeccabile
  • Il magico connubio gatti-robot

Difetti:

  • Livello di sfida non altissimo
  • Ambientazioni già viste in altri contesti
  • Bassa longevità e rigiocabilità pari allo 0

Voto finale: 8.5

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