Suicida a 11 anni: Jonathan Galindo e i giochi pericolosi online

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jonathan galindo

Internet è terreno fertile per l’adescamento dei minori, è risaputo. L’ultimo fatto di cronaca, che riguarda un ragazzino di 11 anni, chiama in causa Jonathan Galindo. Ma come agiscono questi oscuri soggetti del web? Chi c’è dietro i vari personaggi inquietanti che popolano internet?
Come mai i giovanissimi amano i mostri della rete e cadono nelle trappole di malintenzionati?

Suicidio a 11 anni: Jonathan Galindo e i giochi pericolosi online

Il gioco inizia così: una richiesta di amicizia sui social e la Procura dei minori finisce per aprire un fascicolo per indagare su una tragedia. Istigazione al suicidio.
Questa volta è successo ad un ragazzino di 11 anni di Napoli, che si è lanciato nel vuoto probabilmente spinto da uno strano personaggio conosciuto su Internet.
Il suo ultimo messaggio ai genitori è stato: “Mamma, papà vi amo ma non ho più tempo. Un uomo incappucciato è di fronte a me”.

Ragazzino si toglie la vita a 11 anni: chi è l’uomo incappucciato?

Si tratta di Jonathan Galindo, un mostro dei social, che chiede l’amicizia ai giovanissimi su instagram e Tiktok, per poi spingerli a fare cose assurde. Ecco come funziona: lui invia la richiesta di amicizia e, quando questa viene accettata, il malcapitato riceve un link che lo porta su un sito attraverso il quale fare dei “giochi pericolosi”, sotto forma di sfide estreme e prove di coraggio, tra cui autolesionismo.
Jonathan Galindo, però, non esiste realmente. È solo una leggenda del web nata per spaventare.
è un tizio che indossa un makeup orribile che sembra la versione horror di Pippo. L’idea del bizzarro costume nasce dalla fantasia di un videomaker americano, Dusky Sam, che, però, con il fenomeno horror non c’entra assolutamente nulla. Lui negli anni 2012-2013 ha semplicemente creato e usato i suoi costumi di scena e mai avrebbe pensato che le sue foto avrebbero fatto il giro del mondo, generando preoccupazione per l’incolumità di bambini e ragazzi.

Jonathan Galindo, mostri del web ed emulatori

Questo, però, non basta per fermare la ferocia delle menti malate che popolano il web. Emulando il fenomeno, infatti, sono nati molti account che usano l’inquietante foto profilo del Pippo Umano, per spaventare i giovanissimi che usano internet e i social.

La procura dei minori, infatti, dopo l’ultimo fatto di cronaca sta indagando sulla rete e sulle frequentazioni online del ragazzino che si è tolto la vita. Tra i suoi amici, infatti, si dice che lui fosse proprio vittima di uno di questi mostri della rete, in particolare di uno che si firmava Jonathan Galindo. I link ai giochi pericolosi sono comparsi sulle chat delle madri degli amichetti. Il suo cellulare è stato sequestrato, per far luce sulla questione. Jonathan Galindo, però, non è l’unico mostro del web. Ce ne sono altri, intorno ai quali girano le storie più assurde e macabre.

Momo

Tutto parte da strani numeri di cellulare apparsi su internet. Momo, infatti, è una serie di contatti Whatsapp. Salvando questi numeri nella propria rubrica e guardando il profilo Whatsapp, ci si accorge che compare la foto di una ragazza dal viso distorto e mostruoso che mette molta angoscia.
Scrivere a questo account vuol dire ricevere con molta probabilità delle risposte inquietanti, come minacce, parolacce o foto raccapriccianti.
Inizialmente, però, sembra si trattasse di un gioco: contattando un determinato numero dal prefisso giapponese, era possibile farsi inviare foto mostruose. I numeri, poi, sono diventati molteplici e se ne sono diffusi alcuni con prefisso messicano. Infine, tali numeri sono stati pubblicati su Facebook, dando origine alla macabra leggenda diventata virale. Ovviamente questo fenomeno ha attratto gli emulatori, che hanno creato account allo scopo di fingersi Momo, inviando minacce e foto terribili. La maggior parte delle volte si sono visti bannare definitivamente il proprio account da Whatsapp.
Ma chi è in realtà Momo? È semplicemente una statua d’arte contemporanea molto brutta esposta al Vanilla Gallery, in Giappone.

Selene Delgado Lopez

Molti ce l’hanno come amica di Facebook, ma nessuno la conosce o l’ha mai incontrata. La parte più strana di tutta la vicenda? È impossibile eliminarla dagli amici.
Selene Delgado, infatti, è famosa per essere amica di molti su Facebook. Chi ha provato a cercarla, non ha creduto ai suoi occhi: la donna esiste ed è davvero impossibile da eliminare dagli amici! Sul suo profilo, infatti, è presente solo l’opzione per mandarle un messaggio, senza il tasto “aggiungi agli amici”, né “rimuovi dagli amici”.
La spiegazione del mistero? Gli utenti di Facebook possono limitare l’opzione “aggiungi agli amici” e mostrarla solo agli amici degli amici. Se ti imbatti in un utente che ha settato in questo modo il proprio account e non avete amici in comune, non puoi chiedergli l’amicizia. Ed è così che ha fatto la protagonista della nostra bizzarra vicenda.

Mostri del web e strane coincidenze: la suggestione

Quando la storia di Selene Delgado Lopez ha cominciato a girare su internet, sono nati diversi account emulatori, tutti con lo stesso nome e foto profilo della donna. Ma forse non tutti sanno che in Messico questa è già una leggenda metropolitana dai toni inquietanti: una donna con quel nome sparì 30 anni fa, comparendo in una nota trasmissione televisiva di un’emittente del luogo, Canal 5. La stessa emittente si è resa protagonista di una campagna di marketing che contemplava il postare video raccapriccianti sui social media alle 3:00 del mattino, poi prontamente rimossi. E, probabilmente, anche il video della sua scomparsa è un fake, opera di videomaker che hanno riprodotto l’effetto retrò videocassetta.

Collegando le due cose, gli utenti più suggestionabili di Facebook hanno pensato che si trattasse di un fantasma. Il fantasma di una donna sparita 30 anni fa ed ora presente sui social per tormentare gli utenti. Il caso di omonimia tra la donna scomparsa e l’utente Facebook ha fatto sì che ne nascesse una creepypasta ben imbastita.

Oltre Jonathan Galindo: Siren Head

 Siren Head è un mostro altissimo, con la testa fatta di sirene. La sua leggenda è esplosa tra aprile e maggio 2020, praticamente durante il periodo del lockdown. Si è diffuso grazie ad un video su TikTok in cui il mostro si aggira per una città e suona le sue sirene dalla testa. In poche ore ha fatto migliaia di visualizzazioni e si è diffuso a macchia d’olio per tutto il web.
Il mostro si serve delle sue sirene per attirare le persone, in modo particolare i bambini, e portarli in un posto isolato, di solito un bosco, per fargli fare una brutta fine, divorandoli. Tra le sue caratteristiche c’è quella di riuscire ad imitare i suoni e le voci, infatti si pensa che all’interno del suo corpo, snello e rinsecchito che ricorda il tronco di un albero, siano presenti dei nastri in grado di registrare suoni per poi imitarli. Questa capacità gli è utile per attirare le persone riproducendo suoni a loro familiari. Il suo corpo è snello e rinsecchito, ricordando molto i rami di un albero. Nonostante si sia reso protagonista di molte leggende urbane e creepypasta, Siren Head, però, non nasce per caso. Si tratta di una genuina proprietà intellettuale: nato da una creazione di Trevor Handerson e utilizzato in un videogioco uscito in occasione di Halloween 2018.
Da allora sono nate diverse leggende metropolitane e gli utenti del web hanno dato spessore al suo personaggio. Il video postato su TikTok, infatti, è un sapiente montaggio: il suo audio risale al 2010 ed è stato registrato durante il tornado che colpì Chicago. Il suo effetto è dovuto all’accoppiata vincente tra le immagini del mostro e l’audio suggestivo.

Slenderman

Una storia simile a quella di Siren Head riguarda lo Slenderman. Anche lui un mostro altissimo, senza testa, che va a caccia di vittime, in modo particolare giovanissimi, per portarli in posti isolati e farli fuori. Le sue vicende sono purtroppo collegate a diverse tragedie -vere o presunte, non ci è dato sapere- che hanno al centro dei teenager. Il suo mito, quello dell’uomo nero della rete, è diventato così virale da essere da molti considerato reale: si narrano diverse storie sul suo conto e si pensa che molte delle cronache che riguardano vittime adolescenti siano da imputare a lui.
Anche Slenderman, come Siren Head, ha un padre: si tratta di Eric Knudsen, che lo creò per partecipare ad un concorso di grafica a tema paranormale.

Mostri del web: uomini cattivi o coetanei?

Dietro i mostri del web che adescano i ragazzini, però, non sempre ci sono uomini adulti. Spesso si nascondono altri ragazzini, che agiscono con l’intenzione di spaventare i loro coetanei magari più sensibili. Perché lo fanno? Spirito di emulazione, noia, aggressività latente, poca comprensione della mente altrui e della potenziale pericolosità dei propri comportamenti. I motivi possono essere tanti, ma tutti sono accomunati da un unico elemento: i ragazzini sono poco seguiti e poco si conosce del loro mondo.

Perché i giovani sono attratti dai mostri del web?

Parlare di storie di paura sul web, per i ragazzi, oltre ad essere un esercizio di fantasia, è anche un modo per dar voce alle proprie paure. Come fanno i bambini molto piccoli, che personificano le paure generando “i mostri”, in un modo molto simile fanno i giovanissimi e gli adolescenti, che inventano personaggi spaventosi e li fanno diventare realtà. Non sempre però questi ragazzi hanno una guida che li aiuti a distinguere la fantasia dalla realtà. Una delle funzioni più importanti degli adulti, infatti, è quella di aiutare i ragazzi a capire ciò che è reale da ciò che non lo è.
Troppo spesso, invece, essi sono lasciati a se stessi con tutti gli strumenti a loro disposizione: pc, tablet, cellulari, che gli permettono di navigare su internet e restare intrappolati in una rete che nasconde le insidie più pericolose.

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