Giada Smania raccoglie 15mila euro per il cane Peep malato: la polemica della Caritas
Giada Smania
Se vivi con un animale, lo sai: per qualcuno “è solo un cane/gatto”, per te è praticamente un parente con più peli e meno giudizi. La pensa così anche Giada Smania, in arte Vaccapower, influencer trevigiana nota per i suoi contenuti lifestyle e per il suo approccio spontaneo e body positive.
La storia di Peep, golden retriever di 4 anni, e della sua umana, ha stretto molti cuori ma anche acceso molte polemiche: nel giro di 24 ore, una raccolta fondi su GoFundMe per pagare la chemioterapia alla cagnolina ha superato i 15 mila euro, grazie a oltre 1.700 persone che hanno donato anche pochi euro alla volta.
Internet sembrava aver fatto una cosa bella. Poi è arrivato il commento della Caritas. E il web si è acceso come un albero di Natale sotto Red Bull.
Chi è Peep e perché tutti ne parlano
Peep ha solo quattro anni quando arriva la diagnosi che nessuno vorrebbe sentirsi dire nemmeno per sé:
leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue molto aggressivo e veloce.
Giada Smania racconta sui social l’inizio dell’incubo:
visite, esami, trasfusioni, ricovero, il primo ciclo di chemio. Non la favoletta col cane che guarisce in due stories, ma notti in clinica, febbre che sale e scende, diarrea, paura di dover decidere quando è il momento di fermarsi.
Il primo preventivo per le cure è di circa 2.900 euro, solo per partire. Poi ci sono esami, ricoveri, terapie successive: tradotto, un pozzo senza fondo.
Giada lo spiega così:
“Potrà vivere anche 4 mesi in più. E in questi momenti ci si accontenta. Mi hanno detto che la qualità di vita con la chemio sarebbe migliore rispetto a non farla, e lei se lo merita”.
Ed è qui che entra in gioco la parte che ha acceso il dibattito.
La raccolta fondi: obiettivo 2.900 euro, risultato oltre 15.000
Giada Smaina apre la raccolta fondi con un certo disagio (parole sue), spiegando che non avrebbe mai chiesto aiuto se non per Peep.
Racconta anche che molte persone l’avevano già contattata spontaneamente per chiederle come potevano darle una mano.
Nel giro di un giorno succede questo:
- oltre 1.700 donazioni
- totale che sfonda i 15.000 euro
- offerte che vanno dai pochi euro fino ai 100 euro a testa
Una piccola folla digitale che, di fatto, dice:
“Ok, ci sto, paghiamo tutti un pezzetto di chemio a questa cagnolina”.
Giada, dal canto suo, promette:
- di mostrare tutte le ricevute della clinica veterinaria
- di non tenere “un euro in più del necessario”
- di donare l’eventuale avanzo ad associazioni che si occupano di animali malati o in difficoltà
Insomma: trasparenza, rendicontazione, e soldi extra che non finiscono nel cestino di shopping, ma in altre ciotole.
Fin qui: internet che fa internet, ma per una volta in modo decente.
Poi però la vicenda finisce sui giornali. E qualcuno inizia a storcere il naso.

Giada Smania: entra la Caritas: “E i poveri?”
La storia arriva sui quotidiani locali e nazionali e finisce sul tavolo di don Andrea Forest, direttore della Caritas di Vittorio Veneto.
Il sacerdote non insulta nessuno, non parla di scandali, ma pone una domanda che pesa quanto un sacco di crocchette da 20 kg:
con 15.000 euro, quante persone in difficoltà si sarebbero potute aiutare, soprattutto in piena emergenza freddo?
E aggiunge un’altra riflessione, che ha fatto arrabbiare parecchie persone:
- la relazione con un animale è fortissima dal punto di vista emotivo,
- ma è anche più semplice: meno conflitto, meno frustrazione, più gratificazione immediata
- con gli esseri umani, invece, c’è più fatica, più complessità, più impegno
Tradotto in versione brutale: è più facile piangere per un golden in chemio su Instagram che occuparsi del vicino che non arriva a fine mese.
Risultato?
Il web si spacca come un biscotto per cani secco da tre giorni:
- da una parte chi dice: “Sono soldi privati, ognuno li dona a chi vuole. E Peep soffre, quindi va bene così”.
- dall’altra chi ribatte: “Ok Peep, ma se muore di freddo qualcuno invisibile, non fa abbastanza views?”
La risposta di Giada: “Non sono una ricca influencer col cane in borsa”
Nel frattempo, Giada viene travolta dal polverone mediatico e decide di rispondere con un lungo messaggio nelle stories.
In sintesi:
- dice di essere sempre stata trasparente con la sua community
- sottolinea che non vive da “ricca influencer”: guadagna il giusto per mantenersi, non per pagare da sola cure così costose
- racconta che la raccolta fondi non l’ha aperta subito proprio perché la metteva a disagio
- ribadisce che non avrebbe mai chiesto aiuto se non per Peep
E soprattutto ci tiene a chiarire due cose:
- non intascherà più del necessario
- gli eventuali soldi che avanzeranno andranno ad associazioni che aiutano animali malati o in difficoltà
Chiude ricordando che dietro a questa storia non c’è “lo scandalo del secolo”, ma una ragazza che sta facendo tutto il possibile per salvare la sua cagnolina, che per anni le è stata accanto e l’ha aiutata in momenti molto bui.
Che piaccia o no, il punto è semplice:
Giada ha mostrato la sua fragilità e ha chiesto aiuto.
Gli altri hanno deciso se crederle e se partecipare.
Ma quindi chi ha ragione? Giada Smania o la Caritas? (Spoiler: nessuno. E tutti.)
Il caso Peep, al di là dei toni da guerra civile nei commenti, racconta una cosa che vediamo spesso:
- gli animali sono spesso il primo canale di empatia per tantissime persone
- i social trasformano una storia personale in una colletta emotiva e economica
- la beneficenza non è mai neutra: diamo dove ci sentiamo toccati di più
Mettiamo qualche paletto, senza urlare.
1. Sono soldi privati
Nessuno ha preso fondi dalla Caritas per girarli a Peep.
Se non ci fosse stata quella raccolta, quei 15.000 euro probabilmente sarebbero finiti sparsi fra spese a caso, regali di Natale discutibili e abbonamenti dimenticati.
2. Amare un cane non esclude aiutare le persone
Puoi commuoverti per Peep e donare a un canile,
e contemporaneamente sostenere una mensa, una parrocchia, una ONG, uno sportello psicologico.
Non è un mondiale “animali vs. poveri”.
3. La domanda della Caritas non è folle
Quando un cane riesce a raccogliere in 24 ore quello che certe associazioni non raccolgono in mesi, qualche domanda su come funziona la nostra empatia è legittima.
Non per puntare il dito contro Giada o chi ha donato, ma per chiederci:
“Perché reagiamo così velocemente a certe storie e ignoriamo altre?”
4. La trasparenza fa la differenza
Qui, almeno per come è stata raccontata, c’è:
- obiettivo iniziale chiaro (2.900 euro)
- promessa di mostrare le ricevute
- impegno a devolvere l’eventuale avanzo
Molte raccolte “virali” non arrivano nemmeno a questo livello di dettaglio.
Giada Smania: amore vs accanimento. L’altro dibattito
Dentro alla discussione sui soldi, ce n’è un’altra, ancora più delicata:
fin dove ha senso spingersi con le cure?
Nei commenti e nei DM (e lo sappiamo tutti, perché se hai un animale malato ti ci sei trovato) qualcuno dice:
- “Io al tuo posto la addormenterei per non farla soffrire”
- “Se la chemio le dà una qualità di vita migliore, fai bene a insistere”
Qui diventiamo tutti molto piccoli.
Perché il confine tra:
- amore (“ti tengo con me un po’ di più, ma bene”)
e - egoismo (“non riesco a lasciarti andare, anche se stai male”)
è sottilissimo.
In realtà l’unica bussola sensata è quella dei veterinari: sono loro che, se lasciati lavorare con onestà, ti spiegano quando una cura ha senso e quando invece diventa solo accanimento mascherato da amore.
Cosa ci lascia davvero il “caso Peep”
Togliamo le urla, i post indignati, i “io al posto suo…”.
Cosa resta?
- Che i social non sono solo balletti e sponsorizzate: a volte pagano davvero delle cure, anche se “solo” per un cane.
- Che la nostra empatia è spesso guidata da ciò che vediamo:
faccia di un golden ammalato > tabella fredda con numeri sulla povertà. - Che non è vietato farsi toccare dal muso di un cane in chemio, ma forse possiamo usare quella stessa emozione come allenamento per guardare anche chi non appare nelle stories.
Nel frattempo, Peep continua il suo percorso tra cure, visite, alti e bassi.
La community che si è stretta intorno a lei aspetta aggiornamenti, sperando che questa cagnolina abbia ancora tempo – e qualità di vita – davanti.
Giada Smania: e tu, da che parte stai?
Quella del:
- “Per il mio animale farei esattamente lo stesso”
o quella del:
- “Prima gli umani, poi il resto”?
La verità è che puoi anche stare nel mezzo:
con una mano sulla testa del tuo cane o gatto,
e l’altra che cerca in tasca una moneta, un bonifico, un gesto qualunque per qualcuno che non avrà mai un profilo Instagram, ma ha freddo lo stesso.