Gatti e botti di Capodanno: perché sempre più città li vietano (e se davvero serve a qualcosa)
Ogni anno è la stessa scena: mezzanotte, spumante, conto alla rovescia… e una guerra civile a colpi di botti che nemmeno in un film di Christopher Nolan. Gatti e botti di Capodanno (ma anche cani e altri animali ovviamente), insomma, sono un binomio che non va d’accordo.
Per molti è “tradizione”, per altri è solo rumore. Per i gatti, i cani, ma anche gli uccellini e altri animali che vivono in città, invece, è panico puro.
Negli ultimi anni, però, qualcosa sta cambiando: sempre più città italiane (e non solo) stanno introducendo divieti totali o parziali sull’uso dei fuochi d’artificio a Capodanno. E no, non è solo per “rovinare la festa”.
Sempre più città dicono no ai botti: cosa sta succedendo
Il divieto dei botti non è una moda dell’ultimo anno. È un trend che cresce da oltre un decennio.
Secondo i dati raccolti da associazioni animaliste e amministrazioni locali:
- già nel 2015 oltre 200 comuni italiani avevano introdotto ordinanze anti-botti;
- nel 2020, complice anche la pandemia, il numero era salito a oltre 700 comuni
- negli ultimi anni si oscilla tra 800 e 1.000 città che vietano o limitano fortemente i fuochi pirotecnici, soprattutto quelli rumorosi.
Questi dati hanno superato il 10% del totale dei comuni esistenti (soprattutto i capoluoghi e quelli con molti abitanti), ed è un trend che tenderà a salire ulteriormente nei prossimi anni.
Tra i grandi centri che negli anni hanno adottato divieti (totali o parziali) troviamo città come Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Venezia, spesso con ordinanze che si ripetono di anno in anno.
E non è solo un fenomeno italiano:
Germania – In molte città sono vietati i botti nei centri storici e nelle aree affollate; le multe possono superare i 100 euro e aumentano in caso di pericolo per le persone.
Spagna – Diverse regioni e comuni hanno introdotto sanzioni più severe e limitazioni sugli orari, con multe che arrivano a diverse centinaia di euro. In spagna del resto hanno vietato anche l’adozione di gatti neri ad Halloween per un fenomeno di stupidità umana: vengono adottati come “decorazione” e poi abbandonati.
Francia – Dopo numerosi incidenti, sempre più città impongono divieti temporanei o totali a Capodanno, soprattutto contro i fuochi rumorosi e illegali.
Il punto è chiaro: i botti non sono più visti solo come “divertimento”, ma come un problema reale di sicurezza, salute e benessere.
Perché i botti vengono vietati (spoiler: non è solo per i gatti)
Quando si parla di divieti, la prima risposta è sempre: “Eh, ma è per gli animali”.
Vero. Ma non solo.
Animali domestici e selvatici
Per i gatti (e per i cani e gli animali di città) i botti sono uno stress acuto:
- tachicardia;
- tremori;
- tentativi di fuga;
- in alcuni casi infarti o crisi respiratorie.
Ogni anno i veterinari segnalano:
- gatti che si lanciano da balconi o finestre;
- animali che scappano e non tornano più;
- peggioramento di patologie già presenti.
E non va meglio agli animali selvatici: uccelli disorientati, collisioni, abbandono dei nidi.
Sicurezza delle persone
Ogni Capodanno si ripete il bollettino (non privo di meme in rete, anche di Black Humor):
- ustioni;
- amputazioni di dita;
- lesioni agli occhi;
- incidenti causati da botti illegali o maneggiati male.
Secondo il Ministero dell’Interno, negli ultimi anni si registrano centinaia di feriti ogni 31 dicembre, molti dei quali minorenni. E a volte anche qualche decesso.
Botti di Capodanno, ambiente e inquinamento
I botti rilasciano:
- polveri sottili;
- metalli pesanti;
- residui chimici.
In alcune città, i livelli di PM10 raddoppiano nelle ore successive alla mezzanotte.
Festeggiamo l’anno nuovo respirando aria peggiore di quella di una tangenziale. Insomma, come finire e iniziare l’anno nel peggiore dei modi.
Gatti e botti di Capodanno: una questione culturale
Sempre più amministrazioni iniziano a dirlo apertamente:
fare esplodere roba non è l’unico modo di festeggiare.
Concerti, spettacoli luminosi, droni, eventi silenziosi: le alternative esistono.
E non richiedono di traumatizzare mezzo quartiere (felini inclusi).
Ma questi divieti vengono davvero rispettati?
Qui arriva la parte meno romantica.
La risposta breve è: dipende.
Quella onesta è: spesso no.
Controlli limitati
Molti divieti esistono solo sulla carta:
- pochi controlli;
- sanzioni difficili da applicare;
- tolleranza diffusa del “tanto lo fanno tutti”.
In alcune città le multe previste vanno dai 50 ai 500 euro, ma vengono elevate raramente. Non a caso a Roma ogni anno si assiste la polemica di centinaia di vigili urbani che si danno malati in blocco il 31 dicembre.
Tradizione dura a morire
Per molte persone:
- Capodanno = botti;
- senza botti “non è festa”;
- chi si lamenta “esagera”.
Risultato: nonostante i divieti, allo scoccare della mezzanotte il cielo si illumina comunque.
Gatti e botti di Capodanno: però qualcosa sta cambiando
C’è anche una buona notizia:
negli ultimi anni si registra un calo graduale dell’uso dei botti tradizionali, soprattutto nelle città dove i divieti vengono ripetuti e comunicati bene.
Non è una rivoluzione immediata, ma un cambiamento lento:
meno botti “fai da te”, più eventi organizzati;
meno esplosioni casuali, più attenzione (almeno in parte).
Gatti e Botti di Capodanno: meno rumore, più senso
I botti di Capodanno non spariranno domani.
Ma il fatto che sempre più città li vietino dice una cosa chiara: qualcosa sta cambiando nella percezione collettiva.
Per i gatti, questo significa:
- meno notti di terrore;
- meno fughe;
- meno visite d’emergenza dal veterinario.
Per noi umani, forse significa crescere un po’:
capire che la festa non deve per forza coincidere con il trauma di qualcun altro.
E se proprio vogliamo fare rumore a mezzanotte…
almeno che sia aprendo una bottiglia, non spaventando il gatto sotto al letto.