Comabbio: un’ordinanza vieta di nutrire i gatti
Un piccolo Comune della provincia di Varese è finito improvvisamente sotto i riflettori nazionali per una questione che, almeno in apparenza, sembrava locale: la gestione di una colonia felina. A Comabbio, un’ordinanza comunale ha acceso un dibattito acceso tra amministrazione, associazioni animaliste e cittadini.
L’ordinanza: cosa cambia davvero
Il provvedimento, firmato dal sindaco Mariolino Deplano nell’ottobre 2025, vieta di dare cibo ai gatti della colonia presente tra via Lucio Fontana e via ai Prati, se non secondo le modalità stabilite dal Comune. Le sanzioni previste vanno da 25 a 500 euro.
Non solo: ai proprietari di immobili viene richiesto di chiudere cantine, sottotetti e edifici inutilizzati per evitare che diventino rifugi improvvisati, oltre a provvedere alla pulizia di eventuali residui organici.
Le ragioni del Comune
Secondo l’amministrazione comunale, l’obiettivo non è punire chi ama gli animali, ma mettere ordine in una situazione diventata difficile da gestire. La colonia felina, cresciuta negli anni fino a superare le trenta unità, avrebbe generato problemi igienico-sanitari e conflitti tra gli stessi animali.
Per questo il Comune ha istituito una colonia “ufficiale”, seguita in collaborazione con ATS Insubria, con alimentazione controllata, cure veterinarie e un programma di sterilizzazione finanziato dall’ente pubblico.
La protesta degli animalisti

Di tutt’altro avviso LNDC Animal Protection, che ha chiesto la revoca dell’ordinanza definendola illegittima e controproducente.
Secondo l’associazione, vietare l’alimentazione diffusa e l’accesso ai ripari non migliora la situazione, ma spinge i gatti a disperdersi sul territorio, rendendo ancora più complesso il controllo sanitario. Inoltre, LNDC contesta l’assenza di un referente di colonia chiaramente indicato, figura prevista dalla normativa nazionale sulla tutela degli animali liberi.
Sterilizzazione sì, divieti no?
Il cuore del conflitto è tutto qui: da un lato un’amministrazione che punta su regole stringenti e gestione centralizzata, dall’altro chi sostiene che la vera soluzione passi da sterilizzazione sistematica, monitoraggio sanitario e collaborazione strutturata con volontari e associazioni.
La Legge 281/1991, spesso citata nel dibattito, tutela infatti l’esistenza delle colonie feline e indica nella sterilizzazione lo strumento principale per il controllo delle popolazioni.
Un caso che va oltre Comabbio
Al di là delle singole posizioni, il caso di Comabbio mostra quanto la gestione degli animali in contesto urbano sia un tema delicato, capace di dividere opinione pubblica e istituzioni. Decoro urbano, salute pubblica e benessere animale non sono obiettivi incompatibili, ma richiedono regole chiare, competenze e dialogo.
Se il Comune non modificherà il provvedimento, LNDC ha già annunciato il ricorso alle vie amministrative e giudiziarie. Nel frattempo, una questione locale si è trasformata in un simbolo nazionale di come, ancora oggi, il rapporto tra città e animali liberi sia tutt’altro che risolto.