Quelli dei Social: Hai Twitter? Negare, negare sempre! – Intervista a Sfigatto

Qui è Il Volpe che vi parla (mi trovate su Twitter digitando @VolpeReal), l’editor più figo di questo sito! E sapete perché? Perché oggi, per la rubrica QuelliDeiSocial, vi porto un’intervista speciale: ho personalmente intervistato colui che ha dato voce alle webstar di internet; colui che ha intervistato le twistar; nonché il fondatore di questo sito. Ebbene sì, è con grande orgoglio che oggi vi svelerò i segreti dello Sfigatto!
Pronti? Via!

Quando e come sei sbarcato sui social e perché hai deciso di farlo?

Sono arrivato sui social per noia. Ricordo che in quel periodo ero molto stressato dal carico di studio. Costretto alla reclusione dai libri, cercavo un modo per scaricare lo stress e svagarmi per non impazzire. Trovai per caso Twitter, che come piattaforma di micro-blogging faceva proprio al caso mio: avrei raccontato i miei disagi in modo veloce e a tante persone sconosciute tutte insieme. Mi sembrava il paradiso per uno come me, e infatti lo era. Poi da lì in poi è iniziata una serie di avventure che ha caratterizzato la mia permanenza sui social network.

Tu hai superato i 30mila follower, sia su Twitter che su Instagram. Te lo saresti mai aspettato, qualche anno fa?

No, per niente. Arrivai sui social senza alcuna pretesa, ma solo per condividere le sfighe quotidiane di un ragazzo comune. Non ho mai cercato la fama e non mi sono mai curato del numero di follower. Chi dovrebbe mai interessarsi ad un tizio sfigato un po’ nerd che passa la vita sui libri e con la testa in un mondo fantastico pieno di gatti? Invece è successo, è successo tutto per caso, forse perché nel raccontare le mie sfighe ho trovato appoggio e condivisione da parte degli utenti, che si sono un po’ rispecchiati in me. Non mi reputo famoso, ma un personaggio in cui poter rivedere un po’ se stessi; questo l’ho scoperto frequentando i social.

Quindi ci hai praticamente detto che il tuo nickname deriva dall’essere sfigato e amante dei gatti, il che riassume il 50% di internet. Ma chi è nella realtà Sfigatto? Svelerai mai la tua identità?

Non ho mai avuto alcuna intenzione di condividere la mia vita su Twitter o su altri social, tranne il fatto di essere uno studente sfigato. Niente foto, niente dettagli personali, niente opinioni politiche. La pensavo in questo modo, e lo penso ancora adesso. Sono un ragazzo, vado all’università, mi si può incontrare per strada, in metropolitana, in una biblioteca senza sapere che sono lo Sfigatto.
Devo ammettere che questo mi intriga anche: mi è anche capitato che mi chiedessero “ma tu hai un profilo Twitter?”. Inizialmente ho sudato freddo, ma ho sempre negato. Negare, negare fino alla fine! Non sapranno mai chi sono 🙂 Molti account quando raggiungono una certa fama, poi rivelano il proprio volto. Ma per me, almeno per ora, una cosa simile non è in programma. Ma poi chi può dirlo? Il futuro riserva sempre delle sorprese.

Twitter: Chi è Sfigatto?

Anche se non ti reputi famoso, tu hai molti “fan”, ovvero persone che ridono e condividono i tuoi contenuti. Il rovescio della medaglia dell’essere un personaggio noto è l’avere al proprio seguito anche molti “hater”, ovvero persone che ti criticano a prescindere in maniera più o meno diretta.
Tu ne hai? Chi sono i tuoi hater e cosa odiano di te?

Se produci cioccolatini, avrai degli hater che odiano i cioccolatini o che criticano le tue ricette. Se sei un riccone che documenta i suoi viaggi, avrai degli hater che odieranno le tue possibilità e la tua intraprendenza. A me sinceramente, con tutto l’impegno possibile, non è mai capitato di trovare utenti che odiassero i gatti. I miei “hater” odiano il fatto che io abbia raggiunto un discreto successo. Io voglio bene a tutti, non litigo mai con nessuno, ma non per questo vengo risparmiato dagli invidiosi: quando diventi un po’ famoso, susciti automaticamente l’invidia di qualcuno, che si scaglierà contro di te con rabbia e con ogni pretesto, è ovvio. E’ così che, per esempio, può succedere che qualche utente inventi storie e leggende su di te totalmente false solo per screditarti, fa parte del gioco.
Ma guarda il lato positivo: se c’è qualcuno che ti odia, significa che sei abbastanza famoso da attirare la sua invidia.

Prima di concludere ti chiedo brevemente tre cose che la vita sui social ha aggiunto alla tua vita reale.

Allegria. Stare sui social mi diverte tantissimo. E’ vero che io porto dei contenuti e faccio ridere i miei fan, ma è vero anche il contrario: i miei fan sono spesso arguti e divertenti, commentano i miei contenuti in modo esilarante. Sono loro che portano il sorriso a me. Prova a dare un’occhiata ai miei account, poi mi dirai.
Amicizia. Ho avuto modo di conoscere diverse persone, sia possessori di pagine famose che persone comuni, e con alcune di loro è anche nata una bella amicizia. Sono la prova vivente che anche sui social network c’è il contatto umano e può nascere qualcosa di bello.
Nuove esperienze. Il mio successo su Twitter e Instagram mi ha spinto a lanciarmi nell’avventura di aprire un blog, e poi un sito. Non sono uno scrittore, né un giornalista: mi sono messo alla prova in un’attività totalmente nuova ed ho scoperto di avere del potenziale, ma prima di tutto ho aggiunto queste attività alle mie passioni.

L’intervista è finita. Però, dai, visto che siamo arrivati fino a qui, svelaci qualcosa della tua vita “reale”

Ti svelerò ciò che i social hanno fatto per me, a livello personale.
Prima di arrivare qui e confrontarmi con alcune persone, certi temi mi erano indifferenti, non ci facevo molto caso. Parlo di argomenti come il bullismo (clicca), il body shaming (clicca) e tutti quei fenomeni sociali che affliggono i giovani. Prima non ci badavo, non facevano parte della mia vita, ma poi ho avuto modo di confrontarmi con alcune persone avevano vissuto queste cose sulla propria pelle, e mi sono reso conto di quanto fossero presenti nella vita di ognuno, e quanto fosse urgente trattarli. Possiamo dire, quindi, che ho preso un impegno sociale anche in questo senso: come si può ben vedere anche tra le pagine di questo sito, non mancano riferimenti e la mia piccola parte nel combattere certe piaghe sociali.

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