QUELLI DEI SOCIAL: ECHI DALLA STANZA DA BAGNO – INTERVISTA A TANIK

L’intervista di oggi per #QuelliDeiSocial (clicca QUI per sapere di cosa si tratta) è dedicata a TaniK, un personaggio davvero singolare che ho avuto modo di conoscere nell’universo dei Social Network.
Si distingue per una particolarità molto interessante: è bravissimo a disegnare e rappresenta se stesso ed il mondo come nessun altro sa fare.
Se siete curiosi di sapere come fa, raggiungetelo sui suoi social: @Tanik72 (Twitter e Instagram).

Siete pronti a conoscere la matita più simpatica del web? Andiamo 😀

Scegli TRE parole a piacere tuo per presentarti ai lettori del blog e spiega la tua scelta.

Scelta complicata.
Prima parola: CESSO. Non sto a spiegare tutto quello che mi accomuna a questa parola, ma devo assolutamente dirlo: AMO IL CESSO, inteso ovviamente come stanza da bagno, nel suo complesso. Luogo intimo ed estremamente riservato in cui ci si lascia andare totalmente a riflessioni, sfoghi, liberazioni più o meno corpose… Un luogo in cui credo di aver trascorso i momenti più belli della mia vita, quelli più veri e autentici. Non è un caso che mi diverta spesso a rappresentare graficamente certi “momenti”… ma è chiaro che la questione va ben oltre l’atto.

Seconda parola: BAMBINO. Lo sono: è un innegabile dato di fatto, ma anche qui non fermiamoci al primo significato. Essere bambini significa tantissime cose, intese sia in senso negativo (per alcuni) sia in senso positivo. Per me è solo qualcosa di positivo.

Terza parola: CRETINO. Lo sono: è un innegabile dato di fatto, parte seconda. Essere cretini è bellissimo! lo consiglio a tutti. Pare che accurati studi medici abbiano scoperto che l’esercitare la cretineria porti notevoli benefici. Saper giocare, scherzare, non prendersi troppo sul serio, uniti ad una sana dose di instabilità mentale creano un mix che… che… che?

Volevo aggiungere anche la parola CREPE, che mi rappresenta tanto quanto le altre tre. Posso aggiungerla? vabbè dai… ormai l’ho fatto.

Perché le crepe? me lo chiedono spesso, il perché… il fatto è che quando realizzo un disegno, il fatto di non aggiungere anche delle “imperfezioni” mi fa stare male: il tutto mi appare troppo asettico, troppo finto… non so spiegare bene. Il “difetto” arricchisce, crea un qualcosa di vero, autentico… di vissuto. Ok, è vero, a volte esagero… ma per spiegare questo, riporto alla terza parola.

Come si evince dal tuo account Twitter sei molto bravo a disegnare. Qual è stato il tuo percorso? Come hai imparato?

Beh oddio… bravo non lo so. Me la cavo a scarabocchiare, perché ho una buona base. Ma io non mi vedo affatto bravo, anzi… Cerco sempre di crescere, di migliorare, di approfondire. Son dispiaciuto del fatto di avere solo una vita a disposizione, perché ne avrei voluta una per ogni tecnica, per ogni argomento, per ogni settore riguardante l’arte.

Il mio percorso è piuttosto banale: passione per il disegno sin da piccolo (quando piccolo lo ero anche biologicamente), Istituto d’Arte prima, Accademia di Belle Arti dopo. Ho iniziato con disegni più accademici e impegnati (il mio mito era e resta Michelangelo), e pian piano mi sono spostato verso il settore dell’illustrazione e del fumetto.

Da allora ho sempre disegnato.

Usi le tue creazioni anche per scrivere post simpatici e di impatto sui social. Ne hai fatto anche un lavoro? Se si, come funziona la tua attività commerciale online? Se no, perché non lo fai?

NI! oppure SO!

E’ sempre stato il “secondo lavoro”, nel senso che sono sempre stato costretto ad avere un lavoro di “mantenimento” per poter portare avanti parallelamente il discorso legato all’arte. E’ una questione un po’ complicata da spiegare, e per certi versi anche dolorosa: credo che il sogno di ogni disegnatore sia quello di poter “vivere di rendita” per potersi così dedicare al disegno e alla sperimentazione in maniera piena, completa, totale, senza dover necessariamente pensare a guadagnarci, ma… ahimè, questo non è sempre possibile o almeno non lo è per tutti. Men che meno lo è per me, che sono un morto di fame… (e lo sono davvero: da qui le crepe che disegno ovunque).

Ho realizzato diversi lavori su commissione, di vario genere, partecipato a vari concorsi, ma il mio sogno resta quello di pubblicare qualcosa di mio… e per l’appunto ci sto lavorando.

Ma… sto notando che le mie risposte stanno diventando troppo seriose, per cui sentendo la necessità di bilanciare il tutto, concludo dicendo che mi scappa la cacca.

Che rapporto hai con i tuoi followers? Come descriveresti, a grandi linee, la fetta di popolazione che ti segue? Cosa diresti di loro?

La mia presenza su Twitter (e su Instagram, anche se lo utilizzo da mooooolto meno tempo) inizialmente voleva essere per lo più professionale, pur mantenendo i toni leggeri e giocosi. Mi sembrava carina l’idea che un “fumetto” rappresentante in tutto e per tutto ciò che sono si relazionasse con altra gente, e mi piace che la gente mi identifichi non come una persona in carne e ossa ma con quel disegno.

Ma è ovvio che tutti i rapporti umani che si vengono a creare in quel contesto sono e restano autentici. Come dico sempre alle persone che conosco, non amo molto chi classifica il “virtuale” come un posto in cui tutto è concesso, “…tanto non è la vita vera”. No. Quella è ANCHE vita vera. Noi siamo veri. Siamo individui. Al massimo, posso accettare l’idea che il virtuale possa in qualche modo rappresentare una valvola di sfogo, ma dietro ci siamo e ci dobbiamo essere sempre noi individui, con tutto ciò che comporta.

Perchè ti sto scrivendo tutto ciò? Perchè ogni rapporto che si viene a formare, così su twitter come su altri social, per me è REALE, anche se mi presento sotto forma di disegno.

Cosa direi dei miei followers? Beh… alla fine, ci siamo scelti l’un l’altro: credo di poter dire che sia un rapporto alla pari, fatto di cordialità e complicità, bene o male con tutti. Con qualcuno si parla di più… con qualcuno di meno… Ma non mi posso assolutamente lamentare di nulla.

Se dovessi lanciare al mondo un messaggio che attualmente ti preme, quale sarebbe? Puoi usare anche un aforisma, una frase di una canzone o una citazione

Uhm… la pace nel mondo?

No dai… a parte gli scherzi, io non credo di essere una persona di rilievo, tale da potermi permettere di lanciare un messaggio ridondante che possa in qualche modo interessare.

Stanno accadendo molte cose… troppe, ultimamente. A me, ad alcune persone per me importanti, al nostro Paese, al nostro Pianeta. Mi sento troppo piccolo per poter dire qualcosa a riguardo, se non condividerne le preoccupazioni.

Forse l’unica cosa, un po’ stupida, che mi sento di dire… ma è davvero una cosa stupida, è quella di non dimenticarsi mai che siamo una collettività: dovremmo imparare a ragionare non più al singolare… a non abbandonare mai valori come il rispetto e la comprensione: non fare MAI agli altri ciò che non vuoi venga fatto a te.

E’ una frase che mi ha ripetuto da sempre una persona molto importante per me. E la ripropongo.

Abbiamo finito, grazie per il tempo che mi hai dedicato 🙂


Clicca QUI per leggere l’intervista ad Alexandra Voice
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