UNA MALEDETTA CASTAGNA

Certi eventi ti segnano la vita. Io ho sempre saputo di essere diverso dagli altri. La mia sfiga ha sempre avuto anche la sesta marcia, senza retro. Ne ho avuto la conferma già all’asilo. Uno dei primi compiti che mi furono assegnati mi sono rimasti nella mente e continuano ad ossessionarmi ancora oggi.

Ero al secondo banco. La maestra ci distribuì un foglio A4 su cui c’era disegnata una castagna enorme. Il compito era, appunto, “colora la castagna”.

Non ci vennero forniti dei colori per svolgere il compito, ma dei pezzettini quadrati di cartone marrone. Ricavati da fogli per fare collage.

Ora, siccome la castagna disegnata aveva dei contorni tondeggianti, mi risultava difficile colorarla perfettamente con dei pezzetti di carta quadrati. Mi capite no? Se si usa questo metodo è inevitabile che restino degli spazi bianchi nel disegno. Come si fa a colorare l’area sotto una curva con dei pezzi di cartone squadrati? Concordate con me che è una cosa folle, no?

Voi, sinceramente, come avreste provato a colorare la castagna?

Io provavo in tutti i modi a colorare quella maledetta castagna senza lasciare spazi bianchi. Ovviamente senza successo. Ad un certo punto mi si avvicinò la maestra sconvolta e mi fece “ma che diavolo stai combinando??? Non puoi sovrapporre i cartoncini, in questo modo non ti basteranno mai!”.
I miei compagni avevano appiccicato a caso i pezzettini di cartone all’interno della castagna, come delle scimmie che maneggiano oggetti a casaccio e attaccano cose su un foglio solo perché hanno a disposizione una colla stick.

La maestra comunque ne prese uno, forse il più schifoso tra loro, me lo agitò davanti al naso ed esclamò: “Ecco come si fa, impara dai tuoi compagni!!!”

Lì decisi che odiavo il genere umano.
Se si trovassero a passare di qui i compagni dell’asilo, sappiate che le vostre castagne facevano cagare.

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